Il ruolo dell’oro nella Nuova Era.   Leave a comment

Olivier de Rouvroy, 14 maggio 2012

Geroboàmo sacrifica al Vitello d’Oro di J. H. Fragonard (1732 – 1806) Louvre Parigi.

Il ruolo dell’oro con l’avvento della Nuova Era

L’oro è diventato oggi “il valore rifugio” per eccellenza. In pochi anni, il suo corso è stato moltiplicato per dieci su tutti i mercati finanziari del pianeta.

Se domandate a coloro che investono attualmente nel metallo prezioso perché accettano di continuare a spendere altrettanto denaro in cambio di molto piccole quantità d’oro, vi risponderanno pressoché invariabilmente che lo comperano perché sono convinti che, anche se il sistema capitalistico dovesse crollare interamente, questo bene conserverebbe il suo valore e potrebbe anche servire da unità di misura e di riferimento all’economia di domani.

L’adorazione del “Vitello d’Oro” ha raggiunto in questi tempi il suo àpice.

La vera ragione di questa esaltazione dei mercati per il metallo prezioso è tuttavia di natura completamente diversa: per quanto strano e incongruo ciò possa sembrare, l’impennata del prezzo dell’oro è in realtà legata alla nostra Transizione verso la quarta dimensione!

A causa dell’accelerazione vibratoria attuale, l’umanità sta progressivamente aprendosi l’accesso a livelli di coscienza più elevati. Il graduale passaggio alla quarta dimensione favorisce l’ingresso a nuovi piani, dove la comunicazione si propaga in maniera molto diversa da quella che avviene in 3D (terza dimensione; ndt) con i mezzi informatici e satellitari di cui noi disponiamo attualmente. Nella 4D, l’essenziale della trasmissione avviene non più per telefono, né per Internet, ma per telepatia.

Per il momento, la maggior parte delle persone ignora ancora il perché esse vengano spinte a compiere questa o quell’azione piuttosto che un’altra. Questo non è sempre imputabile unicamente al razionalismo cartesiano (vedi Nota), ma può anche essere collegato a cognizioni captate su un altro piano di coscienza, senza averne necessariamente il ricordo, poiché il trasferimento di indicazioni si attua ormai sempre più per via telepatica.

Ora, la notizia che ci arriva attraverso la trama cosmica mette precisamente l’accento sul prossimo ruolo dell’oro nell’avvento della Nuova Epoca. Questa informazione subisce poi delle distorsioni e un trattamento deformato nel nostro cervello umano abituato a ragionare in modo cartesiano.

Così, il conscio diritto (sotto l’influenza dello Spirito; ndt) percepisce che l’oro svolge e svolgerà un ruolo determinante, ma il conscio sinistro (sotto il dominio della ragione; ndt) analizza le cose di traverso e ne trae una conclusione che è lontana dall’essere giusta. In realtà, no, è veramente inutile avventarsi sull’oro come ai tempi della conquista dell’Est!

Per comprenderlo, un piccolo giro nelle stelle sarà forse necessario…

Nel 1961 un astrofisico di nome Paul Otto Hesse riuscì a stabilire l’esistenza di una gigantesca nebulosa in prossimità del sistema delle Pleiadi a circa 400 anni-luce dalla Terra.

Secondo le sue osservazioni, il nostro sistema solare impiega circa 25.000 anni per compiere la sua rivoluzione intorno ad Alcione, la Stella principale delle Pleiadi che risulta anche essere il nostro Sole Centrale, prima di ritornare al suo punto di partenza.

Ogni 12.000 anni, esso è obbligato a riattraversare questa nebulosa che è costituita essenzialmente di fotoni, vale a dire di particelle di energia luminosa.

Negli anni ’80, gli studi portarono Hesse alla conclusione che il Sole fosse sul punto di superare un’altra volta questa barriera elettromagnetica. Lo spessore della nube fotonica gli sembrò talmente gigantesco che lo portò quindi a valutare che al nostro sistema solare sarebbero necessitate, senza dubbio, molte centinaia d’anni per attraversarla.

È in quell’epoca che il contattato americano Sheldan Nidle ricevette un messaggio telepatico dai Siriani, secondo il quale il nostro sistema solare non sarebbe rimasto, al contrario, che qualche decina d’anni all’interno di questa zona.

Secondo lui, la Cintura di Fotoni racchiude un sorta di banca dati che permette, se necessario, l’attivazione automatica di un programma di assistenza e di soccorso d’emergenza dei Vascelli della Confederazione Intergalattica se si avverasse (l’ipotesi) che i danni provocati dall’uomo al Sistema Solare diventino irreversibili o, in tutti i casi, gli rendano impossibile il superamento della barriera fotonica senza alterare la sua struttura vibratoria.

Sheldan Nidle.

Sheldan Nidle è nato negli Stati Uniti nel 1946 ed è cresciuto nella regione di New-York dove i suoi primi contatti con gli extraterrestri sono cominciati dalla sua più tenera infanzia. In seguito, egli è stato regolarmente condotto a bordo di un’astronave della Confederazione per riceverne un apprendimento.

Durante tutta la sua vita, ha avuto la possibilità di ricevere telepaticamente delle informazioni provenienti dai Siriani grazie ad un captatore magnetico di cui è provvisto. Il funzionamento di questo dispositivo non ha bisogno né di impianto, né di microchip sottocutaneo. Esso è posizionato sul piano eterico e può in ogni momento essere disattivato.

Ciò è accaduto, del resto, quando Sheldan aveva soltanto 14 anni. Egli domandò allora ai Siriani di porre fine ai loro messaggi perché cominciava a sentirsi oppresso dalla massa considerevole di rivelazioni che riceveva in permanenza e di cui non riusciva a cancellarne il ricordo.

I suoi interlocutori delle Navi di Luce accettarono dunque di interrompere le loro trasmissioni, pur indicandogli che essi sarebbero tornati al tempo in cui egli avrebbe dovuto completare la sua Missione sulla Terra.

Sheldan Nidle divenne quindi uno studente particolarmente brillante nelle discipline scientifiche e cominciò a collezionare diplomi e meriti nelle più prestigiose università americane. Si specializzò nella ricerca sulle fonti alternative di energia libera concernente gli studi incompiuti di Nikola Tesla.

I suoi contatti extraterrestri sono ripresi nella metà degli anni ’80. Nel Novembre 1997, ha fondato l’Organizzazione di Attivazione Planetaria (PAO), ed è diventato oggi una sorta di ambasciatore della Federazione Galattica di Luce.

In uno degli ultimi messaggi ricevuti, apprendiamo precisamente che l’oro, fino ad oggi pietra angolare del sistema capitalistico, sfuggirà presto al controllo della Cabala mondiale e sarà ormai utilizzato per la realizzazione della Fraternità sulla Terra.

Ecco qui un estratto di questo messaggio:

“Le recinzioni della presente vita di Gaia continuano a crollare e, durante questo collasso, delle nuove reti, che contribuiranno all’avvento della Piena Coscienza, stanno per essere posizionate. Questo significa che un calendario è stato stabilito per condurvi tutti fino alla soglia della Completa Consapevolezza.

I prossimi mesi vedranno il trasferimento del potere finanziario dalle mani dei Cabalisti verso quelli della Luce, e questo sarà il risultato di operazioni condotte dai Maestri Ascesi.

Il tempo è particolarmente maturo per rivelare l’esistenza dei fondi che furono già segretamente costituiti da Kwan Yin, poi da Nicolas Flamel e il Conte di San Germain. A paragone di queste immense riserve d’oro, quelle accumulate per il loro solo profitto dagli attuali membri della Cabala sembreranno minuscole. Si vedranno allora obbligati a rinunciare ai loro poteri e alle loro prerogative per trasferirle ad Esseri totalmente devoti alla causa della Fraternità planetaria.

In concomitanza di questo passaggio di ricchezze, un nuovo sistema bancario sarà avviato, nel quale le transazioni si faranno in modo trasparente. Le banche diverranno strumenti della Luce. Favoriranno lo sviluppo delle nuove tecnologie e la creazione di nuovi servizi interamente consacrati alla salute e al benessere della popolazione mondiale.

Viviamo veramente dei momenti sacri! L’antica epoca è ai suoi ultimi sussulti! In considerazione di questo, la nostra Famiglia galattica e spirituale ci apre il cammino verso la 5D (quinta dimensione), perché la riunificazione di tutte le densità planetarie è l’obiettivo comune di Gaia e dei nostri fratelli di Luce.

Da quasi 13 millenni, Gaia ha accettato la coesistenza della terza dimensione sulla sua superficie e della quinta (5D) nelle sue viscere. Ed ora, ella desidera ardentemente ritornare all’Unità accompagnata dall’insieme della famiglia umana che la abita. Questo richiede, naturalmente, che vi trasformiate rapidamente ed accettiate di diventare degli Esseri pienamente coscienti, degli Esseri multidimensionali.

La nostra Famiglia Stellare desidera spezzare, non appena possibile, il nostro isolamento e accoglierci nello splendido Regno della Piena Coscienza che è anche il Regno dell’Immortalità. È per questo che i Fratelli galattici presto si manifesteranno nel “grande giorno”.

Prepariamoci tutti insieme ad accoglierli degnamente!”

Sheldan Nidle

L’oro rappresenterà dunque un ruolo importante nell’avvento dell’Era Nuova, ma questo ruolo sarà probabilmente molto lontano da ciò che noi possiamo supporre. Diventerà una straordinaria leva di accesso al Reame della Completa Consapevolezza, cioè a quella che correttamente è stata chiamata l’Età dell’Oro dell’Umanità.

Traduzione: Sebirblu.blogspot.com

Fonte: erenouvelle.fr

Nota: La ragione umana per Cartesio (René Descartes; ndt), se usata correttamente, è infallibile e onnipotente. Essa è una ed uguale in tutti gli uomini: è evidente che Cartesio risenta delle influenze degli Stoici antichi, i quali reputavano che gli uomini con la loro ragione individuale partecipassero al Logos Universale, ossia alla razionalità del Tutto.

Però, per gli Stoici, il Logos costituiva l’ordine logico-ontologico della realtà intera e per questo si identificava con Dio; invece la ragione cartesiana rappresenta una facoltà specificamente umana, che trova in Dio soltanto, il garante della propria validità.

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L’età dell’oro

«Prima una stirpe aurea di uomini mortali

fecero gli immortali che hanno le olimpie dimore.

Erano ai tempi di Crono, quand’egli regnava nel cielo;

come dei vivevano, senza affanni nel cuore,

lungi e al riparo da pene e miseria, né per loro arrivava

la triste vecchiaia, ma sempre ugualmente forti di gambe e di braccia,

nei conviti gioivano lontano da tutti i malanni;

morivano come vinti dal sonno, e ogni sorta di beni

c’era per loro; il suo frutto dava la fertile terra

senza lavoro, ricco e abbondante, e loro, contenti,

sereni, si spartivano le loro opere in mezzo a beni infiniti,

ricchi d’armenti, cari agli dei beati».

(Esìodo, Le opere e i giorni, trad. it. di G. Arrighetti, Milano, Garzanti, 1985)

Prometeo ruba il fuoco di H. F. Fuger 1817.

Così narra il poeta greco Esìodo tra l’VIII e il VII secolo a.C., descrivendo l’esistenza di una mitica Età dell’Oro, posta all’inizio dei tempi, nell’era di Cronos. Là gli uomini, commensali degli dei, vivevano in pace, liberi da ogni fatica e al riparo da ogni pericolo, nutriti dalla generosa terra che procurava loro ciò di cui avevano bisogno.

Il furto del fuoco ad opera di Prometeo segnò la caduta dell’uomo; all’aurea aetas seguì una lenta e progressiva corruzione della storia e, conseguentemente, della razza umana nelle quattro ere successive: dell’argento, del bronzo, degli eroi (nascita della mitologia) e del ferro.

Il mito venne ripreso da Platone (427-347) nella descrizione del regno di Cronos (Il politico), i cui fondamenti erano la giustizia, la pace e l’assenza di proprietà. La struttura del mito delle ere non presenta necessariamente un carattere di tendenza ineluttabile verso la degenerazione.

La sua forma ciclica anzi rafforza l’idea di una tendenza della storia al raggiungimento della perfezione originaria, accentuando il carattere paradigmatico e di modello che in tale contesto il mito assume.

Per la sua forza anche poetica, il mito aureo ha informato di sé numerose espressioni della cultura dotta, sia in campo artistico che filosofico, almeno fino a tutta l’età moderna. Si può far cenno qui alla forte ripresa del tema nell’età rinascimentale (la nuova aurea aetas) e nel classicismo settecentesco.

Ma esso funzionò anche come riferimento mitico in espressioni della cultura popolare, legandosi indistintamente con altre tensioni, tra cui il Millenarismo, soprattutto nei momenti di crisi economica e sociale.

Il riferimento a una mitica Età dell’Oro, un indefinito e indefinibile tempo passato caratterizzato da prosperità e da assenza di abusi, diseguaglianze e privilegi, è parte integrante delle forme che compongono le mentalità collettive delle masse popolari e si ritrova, ad esempio, nelle confuse rivendicazioni delle rivolte popolari dell’età moderna.

Tramite: Sebirblu.blogspot.com

Fonte: http://www.clio.unige.it

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“Et in Arcadia ego” I Pastori d’Arcadia di Nicolas Poussin 1594 – 1665 Louvre Parigi.

Arcadia

Narra la dea (della Sapienza; ndr) Minerva: “Quando il Mondo era giovane, la Terra era la culla della Primavera. Durante la sua crescita il suo alito diede Fragranza e Freschezza all’aria e di qui nacquero le Silfidi. Dove i sandali della Primavera si posavano nascevano giardini fioriti, ed i monti e le valli risplendevano.

Quando Lei cantava, apparivano uccelli variopinti che volavano sopra la terra e quando Lei parlava con le acque, queste, sciogliendo i loro fili d’argento, la seguivano allorché Lei si sedeva e pensava, piccoli esseri nascevano.

E quando Lei pregava, si creavano gli dei. E i fiori, gli uccelli, le silfidi, le naiadi, i piccoli dei, ed i grandi dei, lavoravano insieme per progettare l’uomo.

E quando l’uomo si alzo in piedi, i suoi occhi furono illuminati di divinità, contemplò la bellezza di questa terra e lo Spirito della poesia gli ispirò il nome di “ARCADIA”.

Questa fu l’epoca in cui l’uomo era solenne in pensiero, infantile in desiderio e attraeva gli sguardi. I suoi occhi brillavano chiaramente e davano ombra all’estensione della sua sapienza.

La Luminosità di quest’Era ancora risplende nelle radianti menti dei poeti e nel cuore ardente dei profeti. Questa fu l’Età dell’Oro; è l’Era in cui nacque la Musica, la Poesia, l’Amore.

Le necessità dell’uomo erano semplici e pochi i suoi desideri. La vita non correva su gambe d’acciaio, né rimbombavano le gole di latta, il mondo non si muoveva attraverso il muscolo della macchina, né riempiva ogni minuto con la stanchezza dei lavori monotoni.

Quando l’alba sorgeva, tutto si riempiva di gioia e non di tristezza; quando giungeva la notte, scendeva la rugiada e i fiumi erano tranquilli e profondi.

La felicità scorreva nell’uomo, come la fonte scende a valle fluendo e gorgogliando attraverso i suoi spruzzi. L’amore ardeva come soave Luce solare, e i pensieri volavano rapidamente come cervi saltellanti.

Perché l’uomo rispettava il semplice Credo che la vita gli era stata donata per essere goduta e che lui si trovava sotto l’ala eroica e protettrice degli dei, i quali con le loro mani forti e protettive governavano vegliando sul suo destino e sulla sua comprensione.

Oh gli dei, gli dei! Gli esaltatori di ARCADIA, i cimbali dei quali sono i tuoni e le brillanti spade i fulmini, coloro che un tempo regnavano con l’uomo con gioioso, potente incanto.

Oh, Giove, giudice di tutte le cose! Quando tornerai ad ispirare giustizia nella mente degli uomini? Il mondo ha bisogno di ricoprirsi di una nuova regalità, poiché i suoi vestiti sono decadenti e la sua maestosità è stata detronizzata.

Il Credo che conteneva la nota del flauto del fauno e la serenità del crepuscolo estivo, è svanito. Facevamo tesoro della musica dei venti che soffiava attraverso le porte del mondo, facevamo tesoro della lirica degli uccelli e delle correnti.

Credevamo che la Bellezza fosse la gemma che incastonasse tutte le cose e che la Sapienza fosse il Fuoco che fluisse da questa pietra preziosa.

Mantenevamo la ricchezza del sangue degli dei, in modo che scorresse attraverso le vene dell’uomo. Colui che suonava la lira con mani abili e colui che scolpiva il marmo estraevano la bellezza, e coloro che esprimevano fiamme e parole di sogno, erano i Principi di ARCADIA.

Quella fu una grande Era, ed ora di essa rimane soltanto l’eco, solamente una nota sussurrata resta attraverso le tenebre, mùrmure che gli uccelli, i venti, il sognatore, occasionalmente odono. Il petalo d’inverno marcisce e l’anima si ricopre d’argento come il capo.

L’uomo invecchia ma senza speranza di Primavera. La Bellezza è rinchiusa nel marmo intrappolata, la musica che dormiva nella tremolante lira, non più viene risvegliata e la sapienza accumulata nel lirico non trova più espressione.

Amore e Psiche di Antonio Canova (Possagno 1757 – Venezia 1822)

 

Perché gli occhi sono carenti di vista chiara, le mani sono prive di tenerezza e le menti non hanno profondità. Più e più oscuri si sono fatti gli anni che hanno coperto d’ombra lo Spirito delle persone sino a che i loro sentimenti e pensieri sono divenuti grigi.

Le loro spalle si sono piegate, i loro sensi si sono rallentati e le loro voci sono diventate roche ed incerte come quelle dei vecchi; i ricordi dell’uomo sono vaghi e dimenticati e quando ci rivolgiamo a questi essi sono per noi senza comprensione.

Alcune volte ho colpito il mio “scudo”, al nascere di qualcosa di grande, ma non sono stato udito (dall’Io divino; ndr) e questi grandi doni spesso infine muoiono.

A volte Mercurio (Hermes, Caduceo, Sapienza; ndr) pone una corona sulla fronte dei suoi favoriti ma loro lo colpiscono lapidandolo, e quando Giove pose una spada (la Verità che deve essere diffusa; ndr) nelle mani del suo servo, loro lo burlarono e negarono i suoi insegnamenti.

Disse Apollo lamentandosi: “Ho vagato per le rovine di ARCADIA, la terra che ha donato i primi frutti al mondo e ho visto che la Primavera e la Rosa sono marcite. Le statue di marmo sono cadute e la lira di Orfeo giace rotta sul pavimento del tempio.

Ah! La Bellezza non risplende più, ed ha abbandonato i nostri templi, la polvere ricopre i nostri altari. La sua grazia è volata via, precipitando come un fiore.

Bello, come la mattina sopra le acque era l’uomo; e adesso il suo cuore si è adombrato e i suoi capelli sono incanutiti. Non erano forse i nostri templi abbastanza belli per lui? I nostri orti non davano frutti? Il nostro mondo non era sublime?” Minerva non parlava, e Giovanni attese.

Lei riprese con un altro tono di voce, “Nel percorrere la città con me hai visto il degrado dei suoi abitanti. Coloro nel cui cuore una volta la bellezza palpitava, sono ora i pezzenti ed i perseguitati.

Gli egoisti insensibili che non conoscono l’ispirazione palpitante dell’arte, vengono applauditi. Uomini che un tempo erano umani, sono divenuti automi.

Noi, che un tempo li governammo, ci siamo nascosti a loro, ma quando noi sparimmo i Regni incantati sparirono con noi; abbiamo tessuto un velo sul cammino della Magia, tristemente, serrammo i Portali al Meraviglioso.

Ma, al nostro scomparire l’essere umano creò altri dei. L’uomo adora un eroe, una donna, una macchina, un sogno, ma tutto ciò che brama non è che un’eco lontana del suo splendore antico. Questo è ciò che deve recuperare prima che noi possiamo rivelarci a lui.”

Minerva tacque e sollevò un dito di avvertimento quando Giovanni stava per parlare: “Taci, ed ascolta, non senti un canto remoto e selvaggio?” Giovanni appena respirava cercando d’ascoltare, e per qualche secondo vi fu il silenzio totale.

Dopo udì, ma era cosi lontano che lo credette frutto della sua immaginazione. Prontamente, avvolgendolo, giunse al suo udito una musica molte dolce che esprimeva abbandono e disperazione. Giovanni quasi pianse. Evocò in lui immagini di montagne dalle cime fredde, uragani, e torrenti di acqua spumeggiante.

Era un canto che rischiarava la mente, come se il cervello si dilatasse in luogo ampio, nel quale galleggiavano ninfee. Con il canto giunse la sensazione di Bellezza e di cose Pure, e Giovanni si sentì trascinato da un’ondata di freschezza e di euforìa estatica, sino a che tutto il suo corpo si sentì rinfrescato e pulito.

Le note si spensero così rapidamente come si erano manifestate, lasciando dietro di esse solo una melodiosa eco ed un intenso dispiacere di non poterle udire più. Dopo qualche istante di silenzio, una voce pacata mormorò: “Oh, come cantavano bene! Che dolore non udirle più! Chi sono coloro che cantavano ?” La dea rispose “Sono gli elfi, che si lamentano per la tristezza di questo mondo”.

Un melanconico silenzio si posò tra di loro, mentre Giovanni ancora ascoltava i fuggenti accordi che con eterea insistenza ancora lo turbavano. Di nuovo Minerva continuò; “Loro piangono perché ci siamo occultati e l’uomo ha perduto la sua libertà.

Ma quando ARCADIA tornerà libera e lo Spirito dell’uomo sarà sciolto, la Bellezza nuovamente sarà rivelata e non più beffeggiata, l’ispirazione risorgerà in lui come un’aurora. L’alba rivelerà cose più belle della Luce, e il tramonto, cose più gioiose dell’Amore.

Le dimenticate maestosità che dormono nella quiete si risveglieranno e avvolgeranno l’Uomo, faranno nascere nel suo sguardo una Luce esaltante. Perché lui sarà ricco come la vegetazione primaverile; questo succederà solamente quando sarà libero dalla materia del suo veicolo.

Svincolato dalle oppressioni di questo regno, che hanno legato la sua divinità, egli potrà ritornare alla semplicità della Natura. La sua nuova Sapienza sarà più nobile di quella precedente, perché molto più guardinga, come lo è la Sapienza che emana dalla fronte (il terzo occhio; ndr) degli dei.”

Allora la voce di Minerva si levò e la sua tonalità argentina si fece d’oro: “In quel tempo l’Uomo sarà avvolto dalla nostra meditazione, le sue orme calcheranno le nostre Sale di Cristallo e camminerà per i nostri Giardini di Fuoco.

Le tempeste si acquieteranno davanti a lui, ed egli dominerà i saettanti fulmini, disperderà i venti trasformandoli in tappeti per i suoi piedi. Il battito dell’Universo pulserà nel suo cuore e conoscerà i segreti delle stelle e dei fiori.

Questa è la promessa che vi faccio, per quando arriverà il momento in cui l’Uomo getterà lontano la sua età arrugginita, ritornando giovane e pulito”.

Tramite: Sebirblu.blogspot.com

Fonte: kuthumadierks.com

(racconto tratto dal libro: “Dioses Atomicos” – Edizione KIER – Argentina)

 

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